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Testo e disegno di Magda Minotti                           

APRILE:  I DOLCI DEI NONNI



 

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…i giorni passano velocemente e, finite le pulizie pasquali, cui ha fatto seguito la benedizione delle case e s’è digiunato nel Venerdì Santo ecco che nelle strade, nelle androne e ovunque, si diffondono fragranze inconfondibili.
E’ Sabato santo e, inte cusine di une volte, i ricordi  portati al presente,  si concretizzano in una innegabile  voluttuosità dell’olfatto e del gusto: si stanno preparando i tipici dolci pasquali…
Lis feminis sanno da sempre, che la fuiace di Pasche, deve lievitare proprio le Sabide Sante, in concomitanza della Resurrezione del Redentore.
Simbologia forte questa, che sposa ancora il sacro al profano.
Ma ecco rivedere con gli occhi della memoria, anche la tipica focaccia pasquale della Carnia, la pete, che ai tempi dei nonni cu lis fuiacis e cul pan, si cucinavano nel forno comune del proprio paese, pervaso da un pregnante e invitante profumo, vero tormento non solo pai fruts, nell’interminabile attesa dell’assaggio…
Ora la mente ci riporta a nonis molto indaffarate: chi lava le prime verdure odorose di campo raccolte, chi sta preparando il brodo di maiale cuntun muset o cuntun talpin o…, chi mette a bagno lo zibibbo.
Si sta preparando il pistum *:
In una terrina,   si mette del pane grattato e vi si aggiungono, in parti variabili, a seconda del gusto o della disponibilità, uva passa, pinoli, pasta di mandorle, cedrini.
Si versa, mescolando bene, un po’ di burro liquefatto, acqua o brodo caldi, uova intere, un po’ di rhum, cannella, zucchero, sale.
Tritate le verdure (maggiorana, timo, mentuccia, erba cipollina ecc.), le si aggiungono all’impasto, che deve essere ben consistente.
Si lascia riposare per almeno quattro, cinque ore. Poi, con l’impasto ottenuto, si fanno dei cilindretti appuntiti alle estremità, lunghi come un dito e si lasciano asciugare su una tavola spolverata di pane grattato.
Far bollire i cilindri nel brodo di roba porcina, scolarli e servirli caldissimi.
Pietro Zorutti, il celebre poeta friulano vissuto a cavallo tra il ‘700 e l’800, ha dedicato a questo dolce così particolare, alcuni versi:

Teresine sté matine 

…Cui prepare lis jarbis pa ‘l stofàd,
cui grate il pan par meti te ‘l pistun,
e cui lu impaste e cui lu mett a-d’un.

e mi à fatt cerçha il pistùn;
cheste sere e’ si spere
di mangîant almanco un…

*= D’origine medioevale, il pistum, specie di gnocchi dolci fatti con pane grattato, uova, erbe aromatiche e uvetta, cotti nel brodo.
Si tratta di un “…dolce pasquale e di nozze che deriva, forse, dal medioevale “pastume” ricordato nella ricetta LVIII del codice Casanatese pubblicato dal Frati. E’ ricordato anche tra le cibarie che erano offerte in dono ai canonici di Cividale:
«Il presbiterio di Cividale deve somministrare in vari giorni le seguenti cose… una petta di milio de uno pisonali- IX porcos duas iuncatas- duo hermas- …in festo di S.Marco, pistum cum lacte – boffones – pistum cum sagimine et 46 vinchine casei» (1249 arch. Capitolare di Cividale, p. 144, vol. 22 – Notariorum Ioppi –III vol., p. 104 retro) ”
(da ”Mangiare e bere friulano” di Giuseppina Perusini– pag. 192 e 198). 


E…BUINE PASCHE A DUCJ !!!