logo

LA ROSA IN CUCINA

La rosa, la regina dei fiori che è divenuta il simbolo del mese di   maggio e, qualsiasi sia il suo tipo, colore, essa suscita sempre sentimenti profondi non solo legati alla bellezza.
Gli antichi romani  la consideravano un fiore molto gradito agli dei Mani, le anime dei trapassati divinizzate e sentitamente  onorate  con  libagioni, con cibarie,  con offerte di fiori tra cui primeggiava la rosa.
Per questo motivo, i personaggi facoltosi, per testamento, stabilivano che i loro giardini dovevano essere coltivati  a rose    da  cospargere con abbondanza  sulle loro tombe, nell’anniversario della loro morte: la rosa, il  simbolo della prodigalità della natura, ma anche  della transitorietà della vita e dei suoi piaceri.
Tra essi, nel mondo romano, quello del palato  che si era, nel tempo,   arricchito  di sapori e di  gusti  e facendo proprie ricette provenienti dal suo immenso impero.
E così accadeva anche per Aquileia “la seconda Roma”  che, certamente, non si sottraeva  a nuovi  sapori e prelibatezze.
Le rose erano, ancora, erano le  immancabili protagoniste nelle feste e nei convivi.
Con esse ci  si cingeva  la testa, il collo ed il petto quando nei banchetti, si stava per gustare i vini più rari , spesso  contenenti i loro petali con cui, peraltro,  si erano coperti anche i triclinium.
Ma le rose, come del resto altri fiori tra cui le viole e la lavanda, furono ingredienti importanti in cucina e, come descritto da Apicio  nel suo libro “ De re coquinaria”, erano usate  non solo per aromatizzare il vino o l’aceto …
Anche la cucina  aquileiese , tra i suoi piatti, annoverava un soufflé (patina) alle rose la cui ricetta, scritta da Apicio, è riportata ne  “A tavola con i Romani” – Aquileia romana-  di S. Scarel  e che, forse, non è proponibile ai nostri giorni.

Ma torniamo a ricette  più vicine ai gusti attuali.
Siamo a maggio e, quindi, vorrei proporre un piatto molto semplice ma veramente gustoso, pur se delicato,  che si rifà all’uso della rosa in cucina.
Indorare una noce di burro in cui si fa  soffriggere, con  la buccia  grattugiata del limone (solo la parte gialla), il petto di pollo tagliato a listarelle molto sottili, leggermente infarinate.
Dopo  qualche minuto   salare le listarelle che saranno ormai quasi dorate, annaffiarle con un buon tocai e, volendo, aggiungere  pepe bianco  di Caienna, appena macinato.
Mentre il vino sta evaporando a fuoco vivo, aggiungere una manciata di petali di rose (una rosa o quattro roselline  per ogni petto di pollo) accuratamente lavati.

Mescolare  delicatamente e servire  su crostoni di pane caldo, accompagnando il tutto con un ottimo sauvignon dai sentori floreali.
Gustiamo la primavera in tavola:
un  omaggio raffinato di “Sua Maestà la Rosa” che diletta, meravigliandoci ancora, anche il nostro palato.

Che dire? La rosa è una vera regina.