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di Magda Minotti

A cura di Magda Minotti


L’anno nuovo,
 secondo i nonni…


Casella di testo:
Secondo quanto mi hanno raccontato alcuni “nonni”, un sistema sicurissimo “che mai nol fale”, permetteva di   presagire il tempo dei mesi dell’anno a venire, osservando ciascuno dei giorni tra Natale e l’Epifania, detti “ciclo delle dodici notti ”, un periodo magico in cui si poteva predire non solo l’andamento meteorologico dell’anno che stava arrivando.
Ogni giornata corrispondeva ad un mese ed il tempo di ciascuna di esse, ne avrebbe svelato le caratteristiche.
Riti propiziatori, in cui il sacro ed il profano si mescolavano per favorire ogni attività, non mancavano e l’accensione dal çoc di Nadâl, che doveva durare sino all’Epifania, ne è un esempio. 

inverno

 Secondo quanto creduto nel cividalese, con i primi ventiquattro giorni del mese di gennaio, lis calendis o mesadis, le profezie sarebbe state più…esatte. 
Le prime dodici giornate, quelle da capodanno al dodici del mese, “coincidevano” con i mesi dell’anno, da gennaio a dicembre. Le altre dodici, rappresentavano sì i mesi, ma considerati… alla rovescia:

“Lis calendis prime
a van indenant e po indaûr”

Il giorno tredici corrispondeva ancora a dicembre, il quattordici a novembre e così via, sino ad arrivare al ventiquattro, che coincideva nuovamente con gennaio.

Questo mese, così importante per le pratiche divinatorie fatte accanto al cioç, per i riti epifanici e per la ricorrenza di sant’Antonio Abate, era “legato”, quindi, a due giorni precisi, il primo dell’anno ed il 24 del mese.
Febbraio, mese in cui si chiudeva il tempo dei filò nelle stalle, mese di Sant Valantin e dal Carnavâl, coincideva con il 2 ed il 23 di gennaio.
Se il tempo meteorologico delle due giornate… chiamate in causa era lo stesso, anche il mese corrispondente avrebbe avuto lo stesso andamento.
Se, invece, i “dati rilevati”   fossero stati contrastanti, il mese corrispettivo, sarebbe stato variabile…
Tutto questo, unito a quanto previsto dalle fasi lunari, permetteva di programmare “al meglio” non solo le semine ed i lavori nei campi, ma anche la vita e persino gli amori della società che, fino agli anni cinquanta del secolo scorso, era prettamente contadina.
Nelle credenze popolari, accanto a lis calendis così concepite, aveva una particolare importanza anche il 25 gennaio, giorno della conversione di san Paolo, detto anche san Paolo dei presagi:

“Se il giorno di san Paolo è sereno
godrem l’annata all’abbondanza in seno,
ma se fa vento, guerra avremo ria
e se nevica, o piova o carestia”.

Accanto a queste tradizioni molto radicate, i nostri nonni, fin da bambini, memorizzavano le caratteristiche d’ogni mese, attraverso le poesie che imparavano a scuola:

I mesi

 

Gennaio freddo e gelo.
Febbraio di nebbia un velo.
Marzo pazzo e agitatore.
Dolce April col suo tepore.
Maggio sbocciano le rose.
Giugno messi rigogliose.
Luglio invita al glauco mare.
Arde Agosto e fa sudare.
Nel settembre che poesia!
Vino ad Ottobre e allegria.
Nel Novembre umido e tetro.
Poi dicembre ha tutti dietro.
Ecco i dodici fratelli:
metà brutti e metà belli!

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Gennaio mette ai monti la parrucca.
Febbraio grandi e piccoli imbacucca.
Marzo libera il sol da prigionia.
Aprile di bei color orna la via.
Maggio vive tra musiche d’uccelli.
Giugno ama i frutti appesi ai ramoscelli.
Luglio falcia le messi al solleone,
Agosto ansante le ripone.
Settembre di bei grappoli arrubina,
Ottobre di mosto empie le tina.
Novembre ammassa foglie in terra,
Dicembre ammazza l’anno e lo sotterra.

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Gennaio neve e tramontana Febbraio grandi e piccoli rintana
Marzo spazza nuvole dal cielo
Aprile dolce dormire
Maggio canoro porta gioia a tutti
Giugno ci dona saporiti frutti
Luglio le bionde spighe fa tagliare
Agosto porta i bimbi al mare
Settembre ci dà l'uva dolce e bella
Ottobre* porta al bimbo la cartella
Novembre dona foglie secche al vento
Dicembre porta il freddo e già lo sento.

o dalla tradizione orale:

I mês

Zenâr scûr e grintôs,
Fevrâr farà lis sôs,
Març bielis zornadis,
Avrîl cun grandis ploiadis
Mai calorôs ma pûr
al farà fente, ogni tant, di lâ indaûr.
Jugn, Lui, Avost, o savês
che a son simpri di pês
parcè che a scjaldin masse.
Setembar cence tare,
Otubar cu la smare,
Novembar vint e ploie,
Dicembar frêt di parâ vie a voie.


  


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Zenâr al sape,
Fevrâr al cuince,
Març al sofle,
Avrîl al germe,
Mai cjariesâr,
Jugn formentâr,
Lui sespâr,
Avost buine pescje,
Setembar bogns fîcs,
Otubar ue e most,
Novembar vin gnûf,
Dicembar dongje il fûc.

I mês dal contadin

Il gran frêt di Zenâr,
il maltimp di Fevrâr,
il vint di Març,
la plovisine di Avrîl
la rosade di Mai,
il bon seselâ di Jugn,
il bon bati di Lui,
lis ploiis di Avost,
cu la buine stagjon
a valin plui che no il tron di Salomon.

Detulis

Zenâr e je la puarte dal an.
Zenâr al fâs ingrès cu la pelice induès.

Fevrâr cjalt, vierte frede.
Fevrarut piês di dut.

Març il re dai capriçs,
ogni dì al cumbine cualchi pastiçs!
Març: ogni stecut il so butulut.

Avrîl : une ore sute, une ore plovîl.
Avrîl lis feminis pal curtîl.

Mai floreâl al floris il rivâl.
Mai, no sai ce che farai.

Jugn pront il falcet in pugn.
Jugn bute jù cul pugn.
 

Lui dal gran cjalt, 
bêf ben e bat salt.
Lui:
la canicule madure i fasui.

Avost tante rosade, tant biel timp.
Avost rinfrescje il bosc.

Setembar aiarôs 
al met il vignâl in crôs.
Setembar:
la ue e je  pronte e il fic al pendole.

Otubar al rive e la sisile e va.
Otubar si cjape il luiar.

Novembar ploiôs,
cjamp frutuôs.

Novembar glaçât:
mandi semenât!

Dicembar al siere l'an
e si ripartìs cul cjadalan.
Dicembar neveât,
 racolt sigurât.

La filastrocje dai mês

Zenâr: la puarte dal an;
Fevrâr: il soreli par ogni agâr,
Març al mene la code pal bearç;
di cisilis e di flôrs al è plen Avrîl;
Il clip di Mai al svee il cai;
Ai prins di Jugn, la sesule tal pugn;
Lui cjalt, anade buine;
la prime ploie di Avost e rinfrescje il bosc;
Setembar:la ue e je pronte e il fic al pendole;
Otubar biel, unvier brut;
I Sants lu scomencin e Sant Andree lu finìs;
Dicembar al siere l'an e si spartìs cul Cjadalan.

Così, anno dopo anno, il tempo ed i mesi  continuavano, nel silenzio,  il loro infinito andare. Un andare ed un silenzio pieno di speranze, spesso disattese che, nonostante tutto, erano sempre presenti…